"Ove per gl'antri infausti". Cantate del Seicento ed altre rarità musicali
 

"Ove per gl'antri infausti"
Cantate del Seicento ed altre rarità musicali

Il volume costituisce la documentazione e il "corredo" di una iniziativa (concerto e mostra) volta a far conoscere alcuni "tesori" della Biblioteca del Dottorato, nell'ambito delle celebrazioni del VII Centenario dell'Università di Perugia.

Oltre agli interventi del Magnifico Rettore, prof. Francesco Bistoni, dell'Arcivescovo di Perugia, mons. Giuseppe Chiaretti, e del Presidente della Banca di Mantignana, cav. Antonio Marinelli, il volume contiene: il programma del concerto (pp. 15-16); il catalogo della mostra con numerose immagini, a cura di Gianfranco Cialini e Biancamaria Brumana (pp. 17-56); uno studio sul manoscritto di cantate del Seicento donato all'Università dall'arcivescovo di Perugia di Biancamaria Brumana (pp. 57-100); e il facsimile della cantata di Giovanni Lorenzo Lulier, "Ove per gl'antri infausti" (pp. 101-118).

Le "rarità musicali" della Biblioteca del Dottorato, recensite nel catalogo e presentate nella mostra, vanno dalle pergamene di musica medioevale utilizzate come copertine o rinforzi di più deperibili volumi cartacei - talvolta preziosissime e ormai conosciute a livello internazionale come quelle che tramandano polifonie del Trecento - ad alcune riduzioni per pianoforte solo di melodrammi edite da Ricordi alla fine dell'Ottocento, che testimoniano la grande diffusione del genere unitamente alla cura posta dall'editore nella presentazione dei volumi, ma non mancano pregevoli manoscritti del Sei e Settecentesco, come il manoscritto di cantate romane e la partitura dell'Orfeo ed Euridice di Gluck. Ci sono inoltre rarissimi testi di teoria musicale pubblicati tra il 1498 e il 1727, spesso editi unitamente ad altre opere da studiosi che in una visione universale del sapere non si interessavano solo di questa arte. Talvolta sono essi stessi gli autori degli scritti, come il teologo francese Lefèvre o il collezionista inglese Ellys. Altre volte si limitano alla traduzione e al commento di testi "classici", come l'umanista Valla per l'Harmonicum introductorium di Cleonide o il perugino Caporali per il De architectura di Vitruvio. La lingua preferita è, ovviamente, quella dei dotti, il latino, ma Caporali scrive "in volgar lingua". In italiano e anche il trattato di Francesco Gasparini, un "musicista professionista" il cui scritto ha lo scopo eminentemente pratico di insegnare la realizzazione del basso continuo. C'è, infine, una serie di testi "vicini alla musica": libretti e relazioni di feste; opere letterarie di musicisti o opere che comunque parlano di musica; e volumi di storiografia musicale (dall'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert a primi studi sulla musica popolare.

Il sontuoso manoscritto rilegato in pelle con impressioni in oro è da ricondursi all'ambiente romano del tardo Seicento e più in particolare al contesto mecenatistico della famiglia Chigi, di Alessandro VII e del cardinale Flavio Chigi, Esso contiene ventiquattro cantate, a una o due voci e basso continuo di autori anch'essi attivi nell'ambiente romano come Antonio Cesti, Alessandro Stradella, Giacomo Carissimi, Carlo Ambrogio Lonati, Atto Melani, Cosimo Bani, Pietro Paolo Cappellini, Antimo Liberati, Giovanni Lorenzo Lulier. Alcune cantate ci sono state tramandate anche da altre fonti, ma molte sono unica, come la cantata Ove per gl'antri infausti di Lulier detto Giovannino dal Violone, della quale si conosceva l'esistenza ma della quale non si era finora trovato alcun esemplare. La cantata di Lulier condensa in una sessantina di versi (nella dimensione "cameristica" della cantata) il dramma del cantore mitico, simbolo stesso della musica e della sua forza.



Il manoscritto è redatto da due copisti il primo dei quali non riporta il nome degli autori delle composizioni e sembra specializzato in un tipo di repertorio retrospettivo (risalente agli anni 1660-1670); mentre il secondo trascrive le musiche di compositori attivi all'epoca di redazione del manoscritto (il 1685 circa) il cui nome non può essere taciuto. I testi poetici offrono una ampia casistica amorosa con numerosi riferimenti a miti del mondo classico come Orfeo, Niobe, Ero e Leandro, oppure all'Orlando furioso dell'Ariosto come la cantata n. 15 che si ispira alla storia di Olimpia e Bireno.
"Ove per gl'antri infausti". Cantate del Seicento ed altre rarità musicali nella Biblioteca del Dottorato dell'Università degli Studi di Perugia, a cura di Biancamaria Brumana, Perugia, Morlacchi editore, 2007, pp. 118.