DUETTO Disegnare per dire Scrivere per dire
 

DUETTO
Disegnare per dire Scrivere per dire


La memoria di quanto è accaduto a Perugia nella Sala CERP, presso la Rocca Paolina, il 15 aprile 2005 è racchiusa in questo agile libro, curato da Paolo Belardi e Valeria Menchetelli, che ha il merito di restituire la vivacità e la freschezza del "duello" che si è consumato tra due anfitrioni quali Gaspare De Fiore, noto disegnatore, e Alfred Hohenegger, altrettanto noto grafico di origini teutoniche. L'incontro, voluto e organizzato da Paolo Belardi, sostenuto da Franco Moriconi insieme a Laura Marozzi, e orchestrato da Roberto de Rubertis, si è dimostrato una felice e informale occasione per mettere a confronto le capacità evocative del Disegno e gli artifici della Scrittura nella narrazione dell'Idea. Lo strumento del disegno, attraverso le abili mani e la scaltra dialettica di Gaspare De Fiore, è presentato nelle sue valenze poetiche e narrative attraverso nobili citazioni derivate dalla storia dell'arte, quali l'Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti, il ritratto dei Coniugi Arnolfini di Jan van Eyck e l'Annuncio di Piero della Francesca.
La felice sintesi di tali opere nelle linee tracciate sui fogli da De Fiore sta a dimostrare non solo il pathos dell'opera compiuta, ma anche lo studio del progetto pittorico inteso come efficace e universale strumento di comunicazione.

D'altro canto, nel delineare la tappe fondamentali della nascita della scrittura, Hohenegger evidenzia il grafismo insito in tale strumento, la difficoltà del calligrafo nell'interpretare un concetto attraverso l'astrazione di segni, ma anche i virtuosismi, che possono elevarlo a vera e propria opera d'arte in sé compiuta e, pertanto, universalmente comprensibile a prescindere dal linguaggio di appartenenza, come evidenziato dai calligrammi sufi portati ad esempio. Dimostrando, ciascuno a proprio modo, le comuni radici e il ricorrente collaborazionismo tra disegno e scrittura, i due eminenti relatori, sancendo una solida alleanza, hanno così trasformato quello che si prefigurava come un "duello" in "duetto", lasciando il pubblico presente - peraltro divertito - nell'ansiosa consapevolezza dei propri limiti … quanto meno di quelli grafici.

Fabio Quici
Università di Roma "La Sapienza"