Frammenti musicali del Trecento nell'Incunabolo Inv. 15755 N.F.
 

Frammenti musicali del Trecento nell'Incunabolo Inv. 15755 N.F.

L'elegante volume recentemente pubblicato dalla Casa Editrice Olschki di Firenze rappresenta un importante contributo alla conoscenza del patrimonio culturale di cui l'Ateneo perugino è depositario.

Esso contiene l'edizione critica delle musiche, corredata da saggi sulla descrizione dei frammenti, sulla lingua utilizzata nel Credo, oltre a un contributo sulla Biblioteca del Dottorato dell'Università di Perugia.

Infatti, il riordino dei volumi della Biblioteca ha costituito l'occasione del fortunato ritrovamento di alcuni preziosi frammenti musicali: si tratta di una pergamena integra e di una decina di altre parti di dimensioni minori, grazie ai quali si è aggiunta un' importante tessera nell'appassionante lavoro di ricomposizione del mondo medievale.

I "reperti" costituivano il materiale di legatura di un volume stampato nel 1473 a Roma e contenente un'opera giuridica del papa Clemente V; l'eccezionalità del loro rinvenimento risiede nei contenuti, sia sotto il profilo più strettamente musicale, che dal punto di vista linguistico - letterario.

In effetti, i frammenti rinvenuti a Perugia sono stati datati tra il 1349 e il 1354 e costituiscono, almeno fino a prova contraria, la più antica testimonianza della musica italiana del Trecento, l'Ars Nova.

Frammenti musicali del Trecento nell'Incunabolo Inv. 15755 N. F. della Biblioteca del Dottorato dell'Università degli Studi di Perugia, a cura di Biancamaria Brumana e Galliano Ciliberti, Firenze, Leo S. Olschki editore, 2004. PP. V - XII; 1 - 165.

I manoscritti che contengono brani scritti per essere eseguiti a più voci (polifonici, per l'appunto) e di contenuto sacro sono assai rari, perché questo tipo di musica non era riservato, come nel caso del gregoriano - canto a una sola voce (monodico) e anonimo-, a integrare le celebrazioni religiose; era destinato, invece, a essere eseguito in luoghi e per destinatari assai particolari.

Infatti, scrivere musica, immaginando di far convivere armonicamente l'intreccio di diverse voci, era senza dubbio operazione di grande raffinatezza culturale, per la quale era richiesta particolare perizia tecnica, sia da parte degli autori, che infatti tenevano particolarmente ad apporre la propria firma al brano, così come avveniva anche tra i più insigni artefici delle contemporanee arti figurative, sia notevole capacità di comprensione da parte di chi quella musica avrebbe ascoltato. Anche i reperti musicali recentemente rinvenuti a Perugia rimandano a una cerchia di fruitori per così dire "eccellenti": è stato infatti ipotizzato che i committenti del codice che li conteneva in origine fossero Luchino e Giovanni Visconti, Duchi di Milano.
Grazie al ritrovamento, si è conosciuto anche il nome di un "nuovo" musicista, il frate domenicano Franciscus de Cumis, che probabilmente ingaggiò una gara - di cui i brani rinvenuti sarebbero la testimonianza - con un altro musicista del suo tempo, Johannes de Florentia.
Un eccezionale interesse riveste il Credo: il brano, infatti, inizia in latino, ma prosegue in volgare proprio dopo la proclamazione dell'incarnazione di Dio, a suggellare un passaggio chiave della teologia cristiana. Inoltre, è straordinaria la presenza di brani anche di contenuto religioso, tra testi dell'Ars Nova che ci aveva tramandato, fino ad ora, solo brani di carattere profano.
Il volume contiene così non solo la testimonianza dell'appassionante ricerca e ricostruzione storico - filologica, ma connette la musica alla straordinaria avventura umana della costruzione di "monumenti", che fossero segni tangibili e duraturi per la posterità.

Chiara Basta