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Storia del sito
pagina aggiornata il 05/03/2009
Descrizione dettagliata del sito :
Ad Ovest del pianoro tufaceo sul quale sorge Orvieto si apre una estesa area pianeggiante che deve il proprio nome, Campo della Fiera, al fatto di essere stata per secoli sede di fiere e mercati periodici. In questa zona già allo scorcio del XIX secolo si avviarono indagini archeologiche che rivelarono la presenza di un rilevante luogo di culto etrusco. Nel 1876, nella contrada denominata “Giardino della Regina”, tornarono infatti in luce resti di strutture murarie in tufo con elevati fino a m. 1,50 e si recuperarono le interessanti e pregevoli terrecotte architettoniche attualmente conservate al Pergamon Museum di Berlino.
Gli scavi condotti un decennio più tardi in vocabolo Gabelletta, una zona contigua a quella delle indagini di pochi anni prima, evidenziarono l’esistenza di una strada basolata e resti di edifici di epoca romana, terrecotte architettoniche di epoca etrusca, sepolture etrusche e romane, epigrafi sepolcrali ancora di età romana.
Nonostante l’elevata qualità dei materiali recuperati, gli scavi ottocenteschi sono stati scarsamente documentati rendendo problematica l’ubicazione esatta dell’area sacra, i caratteri del culto che vi si praticava, il riconoscimento eventuale delle divinità titolari.
Questi sono alcuni dei motivi che hanno indotto a riprendere le indagini nello stesso luogo, ove, nel corso di una ricerca di superficie condotta alla fine del secolo scorso sono stati raccolti diversi ed interessanti materiali − fra cui notevoli e numerosi frammenti di terrecotte architettoniche − che indiziavano la presenza di edifici sacri di epoche diverse.
Ai dati archeologici si è inoltre sommato il fatto che da tempo e da più parti si suggerisse di ricercare proprio a Campo della Fiera di Orvieto il famosissimo Fanum Voltumnae, il santuario federale degli Etruschi inutilmente cercato sin dal XV secolo, ove si venerava Voltumna/Vertumnus, deus Etruriae princeps secondo Varrone (l.l., V, 46). Il fanum, secondo quanto riferito dallo storico romano Tito Livio, era il luogo delle riunioni (concilia) annuali dei rappresentanti della lega delle città etrusche per dibattere di importanti questioni anche di politica estera, come accadde a proposito dello scontro fra Veio e Roma.
Durante gli incontri oltre alle cerimonie religiose, si svolgevano anche fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni che era proibito interrompere. Il luogo quindi doveva essere vasto e provvisto di grandi spazi per accogliere i delegati e per manifestazioni di tipo diverso. La localizzazione ad Orvieto del fanum è in primo luogo provata da un importante documento epigrafico (C.I.L. XI, 5265), il c.d. Rescritto di Spello, la disposizione cioè con la quale l’imperatore Costantino concede agli Umbri di poter celebrare le loro annuali cerimonie religiose ed i ludi ad esse connessi secondo una prisca consuetudo, proprio a Spello e senza doversi più recare, per celebrarli con gli Etruschi aput Volsinios: se la Volsinii cui si fa riferimento in questo caso deve essere riconosciuta nell’attuale Bolsena va detto che il richiamo ad una antica consuetudine e la puntualizzazione topografica (aput) conforta nel pensare ancora alla Volsinii etrusca, Orvieto. Alcuni versi di una delle elegie del poeta umbro Properzio rivelano inoltre l’origine volsiniese di Voltumna (IV, 2, 1-4), il dio titolare del fanum. Nel tempio dedicato al dio a Roma inoltre, secondo Festo, era raffigurato picta toga, cioè in veste di trionfatore, Fulvio Flacco il console che alle calende di novembre del 264 a.C., secondo quanto conservato ancora dai fasti capitolini, aveva celebrato il trionfo de Vulsiniensibus. L’importanza della città sembra del resto confortata dalla testimonianza di Plinio il Vecchio (n.h., XXXIV, 16, 34), il quale, attingendo ad un passo di Metrodoro di Scepsi, ricorda come proprio in occasione della conquista di Volsinii/Orvieto i Romani portarono via ben duemila statue di bronzo che certo devono indicare l’esistenza di un grande ed importante luogo di culto.
Lo scavo nell’area è stato avviato nel 2000 ed è proseguito con campagne annuali che hanno restituito, di volta in volta, materiali e strutture sempre più numerose. La superficie dell’area indagata finora è di circa tre ettari e si presenta particolarmente articolata.
In uno dei settori altimetricamente più elevati è stato messo in luce un poderoso muro (largo oltre m. 2.50), realizzato a secco e con paramento in opera poligonale su un lato, probabilmente eretto in età augustea; immediatamente a valle è stata individuata una sorta di platea che copriva, in parte, uno scarico di terrecotte architettoniche di notevole qualità e di diversa cronologia.
Poco a Sud-Est del grande muro ed in posizione altrettanto prominente, è tornata in luce una potente struttura in conci di tufo nella quale è verosimile leggere il basamento di un imponente edificio, con ogni probabilità di destinazione templare; questa è affiancata da un recinto che delimita un’area occupata da una fontana monumentale per la quale è possibile suggerire un ruolo importante per lo svolgimento del culto.
L’area di scavo posta a quota leggermente inferiore rispetto a quelle cui si è appena fatto cenno è attraversata da due strade basolate, una delle quali si dirige proprio l’area ove insistono basamento e fontana. Tale percorso viario, di epoca etrusca e da identificare come la Via Sacra del santuario, si sovrappone ad uno precedente realizzato in epoca arcaica. E’ attualmente in luce per più di 60 metri ed in alcuni punti supera i sei metri di larghezza.
La seconda strada basolata, di epoca ellenistica, è stata al momento scoperta per una lunghezza di circa 50 metri: questo tracciato, largo 5 metri e caratterizzato in molti punti da solchi provocati dal passaggio di carri, collegava Orvieto con Bolsena.
La porzione centrale dell’area è occupata da un vasto recinto all’interno del quale è insiste un tempio affiancato da due pozzi e preceduto da due altari, uno in trachite, l’altro in tufo, ai quali sia appoggiano strati caratterizzati da residui di inequivocabili azioni sacrificali; lungo uno dei lati dell’altare di tufo è stato inoltre opportunamente apprestato un thesaurus, rinvenuto ancora integro (il contenitore conservava ancora il proprio “coperchio”), che ha restituito più di duecento monete di bronzo e di argento.
Del tempio, oltre a due filari della fondazione in conci di tufo, si conserva anche il livello pavimentale in cocciopesto che frammenti lapidei policromi e crocette bicrome rendono più raffinato. Nello spazio compreso tra gli altari ed il tempio è inoltre tornato in luce un busto marmoreo, per il quale è stata proposta l’identificazione con quello dell’imperatore Geta, accuratamente seppellito in una fossa, dato che sembra imputabile alla damnatio memoriae subita dallo stesso imperatore.
Le indagini hanno inoltre consentito di individuare un notevole complesso ecclesiale del quale, noto nei documenti medievali con il nome di S. Pietro in Vetere, si era persa ogni traccia sul terreno. La specifica toponomastica allude a preesistenza che lo scavo sta confermando pienamente.
Tra i numerosi reperti rinvenuti per qualità e quantità spiccano sicuramente le terrecotte architettoniche. Caratterizzate perlopiù da una policromia ancora estremamente vivida, coprono un arco cronologico piuttosto ampio, compreso tra la fine del VI e gli inizi del III sec.a.C. Molte sono state prodotte probabilmente in loco ed appositamente per il santuario: lo prova il rinvenimento di matrici fittili.
Oltremodo interessante ed importante per la ricostruzione delle vicende dell’area appare inoltre il cospicuo ritrovamento di consistenti e magnifici frammenti di ceramiche attiche, a figure nere e rosse, appartenenti a crateri e coppe di grandi dimensioni, sontuosi e prestigiosi doni votivi offerti al santuario. Di notevole interesse anche la presenza di pesi da telaio, alcuni dei quali iscritti, e molti di dimensioni miniaturistiche, che alludono inequivocabilmente alle pratiche devozionali che dovevano svolgersi nell’area.
Seppure di dimensioni contenute anche i numerosi bronzi figurati forniscono una preziosa quanto indubitabile conferma della sacralità dell’area. Parimenti significativa al riguardo l’occorrenza di monete “straniere” (coni di zecca umbra, greca e siculo-punica) che suggeriscono una variegata quanto insistita ed intensa frequentazione dell’area sacra, che evidentemente godeva di particolare fama e prestigio anche fuori d’Etruria. Questi dati sono del resto confortati anche dal rinvenimento di frammenti di statue in marmo greco - piuttosto rare in Etruria ma con diverse attestazioni proprio ad Orvieto - evidenti ed ulteriori testimonianze della rilevanza del santuario.
Ad ulteriore riprova, oltremodo indicativa anche dal punto di vista cronologico, dell’importanza e della lunghissima frequentazione del santuario vanno sottolineati gli straordinari risultati raggiunti nel corso della campagna 2008: una prima e significativa testimonianza di uno dei culti che dovevano avere luogo nell’area è fornita da un fondo di bucchero iscritto recante l’iscrizione apas (= del padre), il Padre per antonomasia, Tinia, un’ipostasi del quale sarebbe da riconoscere proprio in Voltumna, deus Etruriae princeps secondo la già ricordata definizione di Varrone.
I dati di scavo finora acquisiti autorizzano ormai, con un margine di sicurezza più che ragionevole, ad identificare l’area proprio con quella in cui sorgeva il fanum Voltumnae.
Risultati raggiunti:
Il sistema del Parco Archeologico e Ambientale dell’Orvietano ha identificato nel sito di Campo della Fiera uno dei punti nevralgici e di maggior rilevanza dell’intero progetto.
Bibliografia relativa allo scavo
C. Giontella, 2008, Pavimenti in “signino” (cementizio) a Campo della Fiera, Orvieto, in Atti del XIV Convegno AISCOM: 111-118.
F. Satolli, 2008, Pavimentazioni antiche nel contado orvietano: lo scavo della chiesa di Campo della Fiera, in Atti del XIV Convegno AISCOM: 119-127.
F. Satolli, 2007, Un caso suburbano di continuità insediativa (IV XV secolo), Storia di Orvieto II. Medioevo, Perugia: 233-253.
S. Stopponi, 2002-03 [2006], Recenti indagini archeologiche in loc. Campo della Fiera di Orvieto (TR), in Etruscans Studies 9: 109-121.
S. Stopponi, 2003, I templi e l’architettura templare, in Storia di Orvieto I. Antichità, Perugia: 235-273.
S. Stopponi, 2006, Volsiniensa disiecta membra, in Deliciae fictiles III, in Proceedings of the Inter. Conference held at American Academy in Rome, November 7-8 2002, Oxford: 212-223.
S. Stopponi, 2007, Les fouilles de Campo della Fiera à Orvieto, in Les Dossiers d’Archéologie, juillet-août: 68-73.
S. Stopponi, 2007, Notizie preliminari dallo scavo di Campo della Fiera, in Annali della Fondazione Faina XIV: 493-530.
S. Stopponi, 2007, Etruria e Roma. Il tempio ritrovato fra archeologia e storia, in Inaugurazione dell’anno accademico 2006/2007, Macerata: 26-37.
S. Stopponi, The Excavation of Campo della Fiera in Orvieto, in Proceedings of the 109th AIA Annual Meeting, Chicago January 4-7.2008, Session 5B, The Archaeology of Sanctuaries and Ritual in Etruria.
S. Stopponi, Campo della Fiera. Nuove acquisizioni, in AnnFondFaina, XVI (in stampa).
Mappa stradale: L'area archeologica di Campo della Fiera è facilmente raggiungibile dall’autostrada A1 (uscita Orvieto) percorrendo la strada che porta al lago di Bolsena. Orvieto offre ottime opportunità turistiche potendo contare su buone strutture agrituristiche e alberghiere. Notevolissimo il patrimonio archeologico (necropoli di Crocefisso del Tufo, tombe dipinte di Porano, area portuale di Pagliano) cui si associa quello storico-artistico (Duomo, Pozzo di San Patrizio, area del centro storico).
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